Chiunque abbia inventato questa fiaba doveva essere ubriaco, o aver mangiato pesante o forse ancora, più banalmente, doveva essere uno di quei romanticoni vecchio stile ormai fuori produzione, chè tanto basta poco a scambiare certi sintomi dell’innamoramento con quelli di un banale mal di pancia.
Questa storia non è a lieto fine, ma non finisce nemmeno male; è solo che ad un certo punto si interrompe, coi protagonisti che se ne tornano ognuno a casa propria e nessuno in fondo ne è del tutto convinto, ma si capisce che, almeno per il momento, è meglio così.
Lui è il principe di un regno che non esiste dal nome assolutamente buffo; anche lui è buffo: ha un cavallo rosso ed una chitarra come spada, passa il tempo a disegnare nuvole di zucchero filato e a contemplare l’infinità dei mondi possibili.
Lei è la figlia della Regina del cielo, bella come la frutta matura: ha gli occhi nocciola che si fanno più chiari quando si emoziona. Sul dorso di un drago di metallo ha sorvolato l’oceano ed adesso conta le distanze in miglia e frazioni di miglio.
Lui è sostanza che litiga con la forma, mentre lei è bellezza, d’animo e d’aspetto, di sguardi, parole, di quella bellezza inconsapevole ed ingenua che rende profumati i fiori e saporita la vita.
Si sono conosciuti in un tempo lontano, in un luogo non luogo, una specie di grande piazza con tante stradine e popolata da maschere, indossando una maschera, per questo, per lungo tempo, non si sono riconosciuti.
Poi un giorno si sono incontrati in una città vicino ad un fiume, ma questa volta senza maschera e bevendo dell’orzo all’aroma di miele. Lui doveva andarsene, ma poi, senza una ragione chiara se non la consapevolezza che dopo non si sarebbero più rivisti, ha sentito che voleva rimanere un altro po’, giusto il tempo di un gelato. Poi più nulla.
Ci penseranno distanze enormi a riavvicinarli: tramite un sofisticato sistema di specchi ed incantesimi, prodigio dell’arte magica, tornano a vedersi, sentirsi, farsi compagnia, ma, ahimè, questa, per quanto bella, rimane pur sempre una magia che non è la realtà. Lei adesso vive lontano lontano, una piccola cittadina in cui però riesce finalmente a sentirsi grande, in quel grande paese dove solo se sai ancora sognare riesci a cambiare la realtà.
Lui di tanto in tanto la sogna e poi ci ripensa: non ci ha senso; però continua a sognarla e tutto ciò continua a non averci senso e così via in un continuo mozzicarsi la coda.
Lui vive solitario nel suo regno sperduto, vive quello che chiama “il dramma di Dio”, vive una vita che non è la sua, ma la affronta ugualmente con lo spirito di un bimbo: si esalta e si scoraggia, ma sostanzialmente ride e fa sorridere. Sa già che il giorno in cui perderà l’entusiasmo partirà nuovamente, per diventare il principe di un nuovo regno, così come ha sempre fatto e così come continuerà a fare finché …
Intanto lei torna, non per sempre, ma torna, e finalmente si rincontrano davvero e poi di nuovo, prima nella città delle fontanelle e poi ancora nella città delle due torri. Dura poco, ma si sa che degli istanti conta l’intensità e non la durata chè se no non li chiamerebbero attimi cioè respiri. Troppo o troppo poco, non si capisce, comunque in ogni caso troppo poco per poter affermare qualcosa che abbia senso in generale; vale qui ed ora e qui ed ora non ci sono elementi sufficienti per capire, solo che lui sente che le vuole un gran bene ed in cuor suo vorrebbe fosse lei quella giusta perché in fondo lei è come l’ha sempre immaginata solo che non può dirlo: come fa a dirlo? Anche lei gli vuol bene, altrimenti non sarebbe lì con lui, ma preferisce non dirlo per non essere fraintesa chè per ora, per un cuore trafitto, non è il momento per i sentimenti. Anche lei in fondo vorrebbe che lui fosse…, ma purtroppo non è. Lui allora le dice: “se solo fossi meno bella sarebbe più facile lasciarti andare…” Lei si raccoglie, sorride, lo guarda e riabbassa i begli occhi, timida come un fiocco di neve che cadendo si scioglie sull’asfalto. Non risponde, ma nel suo sguardo malinconico c’è tutto il senso di quel “potrei, ma non voglio”.
E così questa storia si conclude com’è cominciata, con un colossale mal di pancia: tutte quelle nuvolette di zucchero filato tocca mangiarsele chè se no fanno le formiche e le formiche in cielo chi le ha mai viste? Mentre i castelli che il principe ha abitato si smontano e si rimettono in tasca, tanto anche quelli sono gratuiti, come i sogni.
#1 by Lyonette on 22 giugno 2011 - 01:36
quindi le farfalle nello stomaco vengono con lo zucchero filato? :))
Storia leggermente triste a mio parere…
Ma il sofisticato sistema di specchi che cancella le distanze mi sa tanto di informatico :D
#2 by elisa on 6 luglio 2011 - 16:07
e vissero per sempre felici e contenti…
no, ma davvero, mi piace un casino questa storia.
e se le hai davvero detto quello che hai scritto, beh, sei il numero uno.